Un Natale fuori tempo

Avete presente quella sensazione che si prova quando si è un po’ giù di corda e per radio passa una musica allegra e spensierata? Spesso ci fa sentire ancora peggio, incapaci di sorridere come sembrano invece riuscire a fare tutte le persone intorno. Ci si sente soli e, a volte, un po’ sbagliati. Fa sentire dissonanti, non a ritmo, fuori tempo.

Fuori tempo può sentirsi anche chi a Natale non ha un granché da festeggiare

 

Il Natale, che nell’immaginario collettivo è fatto di luci, tavole imbandite, corse frenetiche ai regali, di famiglie numerose e allegre che si trovano a condividere la gioia di stare insieme, di camini accesi e sorrisi accoglienti, può in realtà generare un divario fra ciò che dovrebbe essere e ciò che è, fra ciò che è il mondo esterno e come ci si sente dentro.

Il Natale è carico di aspettative di felicità a tutti i costi, è una data idealizzata che spesso, come accade a tutte le idealizzazioni, si frantuma a terra con il suono dei cocci rotti di una delusione.

Forse è ora di dire che non per tutti, e non sempre, è una festa.

Per chi ha perso un famigliare e avrà una sedia vuota alla tavola di Natale.
Per chi ha perso un Amore.
Per chi si è separato da poco e ha visto la sua famiglia disgregarsi.
Per chi una famiglia non ce l’ha mai avuta.
Per chi una famiglia non l’ha finora formata e ne soffre.
Per chi è in ospedale. Per chi in ospedale assiste un malato.
Per chi ha un proprio caro in casa di riposo. Per chi si ritrova da solo in casa di riposo.
Per chi non ha i figli con sé quel giorno. Per chi i figli proprio non ce li ha e li avrebbe tanto voluti.
Per chi ha il turno di lavoro e non può stare con i suoi.

A tutte queste persone e alle tante altre che vivono situazioni ancora diverse, vorrei dedicare un pensiero: forse si può cominciare a pensare di poter vivere il Natale come si vuole e come si riesce, allontanandosi dalle aspettative del mondo esterno e di chi ci circonda, e dalle nostre stesse aspettative idealizzate.

Non esiste una ricetta buona per tutti a Natale 

C’è chi starà in famiglia per piacere e chi per senso del dovere. C’è chi opterà per un viaggio che lo porti lontano da luminarie e auguri. C’è chi quel giorno, per sentirsi un po’ meno abbandonato, farà la spola fra le case degli amici a prendersi un pezzettino di calore. C’è chi non potrà far altro che starsene da solo e chi al contrario deciderà di stare solo, magari mangiando un cibo che piace, guardando un film via l’altro tutto il giorno. C’è chi piangerà. C’è chi scriverà. C’è chi andrà a correre o a sciare. C’è chi riuscirà a trascorrere le feste come vuole e chi si sentirà fregato un altro anno ancora a fare qualcosa che non gli va.

Qualunque sia il vostro Natale, sentitevi in diritto di viverlo come volete e come riuscite, con le forze che avete in questo momento di vita: una festa è tale quando la si sente e non quando è imposta.

Deus Sol Invictus: la luce che vince il buio

E forse, chissà, un pensiero da tenere in un angolo della propria mente, che può aiutare se questo è un periodo di sconforto, è quello che il Natale cade in corrispondenza al solstizio d’inverno, il momento in cui il sole, nel suo moto annuale apparente, giunge al punto più estremo della sua orbita, il punto più basso.

Visto dalla Terra, quando si trova in questo punto estremo, pare restare fermo per qualche giorno (simbolicamente 3).
Il sole sembra fermo, stanco. Le ore di buio sembrano essersi portate via il giorno.

Ma ecco che poi il sole riprende il suo cammino! Si rafforza, si fa più splendente: sembrava sconfitto dalle tenebre e invece nasce nuovamente e incomincia la sua risalita in alto nel cielo.

Nell’antichità, proprio in questo periodo dell’anno, i Romani onoravano e festeggiavano il Deus Sol Invictus, simbolo della rivincita della luce sul buio.

Questa immagine sembra dirci che, quando ogni cosa appare ferma e senza speranza, non tutto è perduto: possiamo trovare un po’ di luce dentro di noi. Una lanterna, magari all’inizio fioca, ma comunque capace di illuminare il nostro cammino.

 

E il viaggio può riprendere

Perché il Viaggiatore può fermarsi nel bosco nero, proprio come nella poesia di Robert Frost “Sostando in un bosco in una sera innevata”, incantato dal fascino dell’oscurità, dal silenzio, dalla sospensione del tempo.

Ma poi arriva un fido alleato, il suo cavallino, che dà una scrollata alle briglie sonanti e lo risveglia: alla realtà, al senso del dovere e, forse chissà, alla speranza. E il viaggio può riprendere.

Buon Natale!

 

Sostando presso un bosco in una sera innevata

Di chi sia questo bosco, credo di saperlo.
Ma casa sua sta nel villaggio;
non vedrà fermarmi qui
a guardare il suo bosco colmarsi di neve.

Al mio cavallino sembrerà strano
fermarci senza una fattoria nei pressi
fra il bosco e il lago ghiacciato
nella sera più lunga dell’anno.

Alle sue briglie sonanti dà una scrollata
per chiedere se qualcosa non va
L’altro unico suono è un sussurro
di vento sereno e di soffice fiocco.

Il bosco è piacevole, scuro e profondo,
ma ho promesse da mantenere,
e miglia da fare prima di dormire,
e miglia da attraversare prima di dormire.

Robert Frost

 

Grazie di cuore alla professoressa ed archeologa Lucia Chiocchetti per le preziose riflessioni letterarie.

 

4 risposte a “Un Natale fuori tempo”

  1. Grazie Francesca per queste belle parole. A Natale si dice che tutti dovrebbero essere ” più buoni” in realtà in questi giorni dovremmo aprire il nostro cuore e ascoltare le persone che ci sono accanto, cercare di capirle e non giudicarle.
    Buon natale a tutti ovunque voi siate e in qualsiasi modo lo vogliate festeggiare o………. non festeggiare.

  2. Nelle tue parole credo ci sia un po’ di tutti noi, per un motivo o per l’altro e condivido che ciascuno debba trovare la propria dimensione, anche se può essere difficile e può richiedere molto tempo questo lavoro su se stessi. Ma alla fine sarà premiante o almeno per me in questi anni lo è stato… Buon Natale!

    1. Grazie Mariana per aver condiviso il tuo pensiero e la tua esperienza! Hai proprio ragione: al di là del tempo che ci vuole, ricercare la propria dimensione porta a trovare se stessi e perciò è premiante, come scrivi tu. Auguri!

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