Adolescenti e web

Perché i ragazzi di oggi stanno sempre connessi alla rete, ai social e a tutto ciò che è web?

Per affrontare questo argomento occorre partire da un altro punto. Per capire come e perché i ragazzi di oggi ai nostri occhi siano sempre attaccati allo smartphone è necessario fare un passo indietro e tenere a mente un presupposto fondamentale: la famiglia è cambiata e il modo di fare i genitori anche.

La famiglia è cambiata

Fino agli anni ’70 innanzitutto si pensava che il bambino fosse una tabula rasa su cui scrivere o immettere tutti i concetti che gli adulti ritenevano importanti o utili e si faceva dell’obbedienza del bambino un valore fondamentale.

Quando era bravo un bambino? Quando faceva il bravo.
E se non lo faceva gli venivano inflitte punizioni corporali e poi psicologiche, non solo dai genitori o dai famigliari, ma anche dalle istituzioni, come la parrocchia con il catechismo o la scuola con l’educazione.

Poi c’è stato un forte cambiamento con l’avvento dei genitori degli anni ‘70 e poco per volta queste concezioni sono mutate: il bambino non è più una tabula rasa, ma è una piccola persona già in possesso di competenze, di un temperamento suo e di attitudini, per così dire, innate.

Inoltre, si abbandonano le punizioni corporali, che vengono considerate abusi e violenza, e si passa dal valore dell’obbedienza sine qua non alla comprensione.

Dal mito di Edipo a quello di Narciso

Come alcuni dei più importanti esponenti in ambito di psicoterapia adolescenziale dicono, si è passati dal mito di Edipo a quello di Narciso, cioè:

  • dall’obbedienza all’affetto e alla comprensione,
  • dalla colpa alla vergogna,
  • da un sistema educativo patriarcale e dittatoriale, che imponeva una forte distanza fra gli adulti e i bambini o ragazzi, a uno stile democratico, aperto al dialogo, che riduce le distanze.

Perché il cambiamento della famiglia è un presupposto necessario per parlare di dipendenze da nuove tecnologie

I bambini nati a partire dagli anni 2000 sono nativi digitali, per usare una felice espressione coniata da Prensky, differenti da chi ha visto la luce prima del 2000 considerato invece un immigrato digitale, cioè chi ha dovuto imparare un nuovo linguaggio e  i suoi usi e costumi da adulto.

I nativi digitali hanno visto i loro genitori “smanettare” tutto il giorno con smartphone e tablet, sia per lavoro sia per diletto, hanno visto i cartoni animati più sui device dei loro genitori che sulle tv e sono stati dotati molto in fretta di un loro strumento, e questo per svariati motivi che hanno a che fare con il mutamento dello stile genitoriale:

  1. considerando il bambino una persona a tutti gli effetti, viene coinvolto di più di un tempo nelle cose da grandi: “ti faccio vedere questo video dei gattini che mi ha mandato la zia, guarda che carino!”.
  2. In uno stile genitoriale basato sulla relazione, lo smartphone diventa uno strumento per il genitore per essere sempre a contatto con il proprio figlio, anche se si è distanti km. In una società che cambia, dove non è più solo il padre a lavorare fuori casa ma anche la madre, i figli passano molto tempo con nonni, zii, maestre di asili, tate, e le madri vogliono sempre poterli chiamare, in ogni momento della loro giornata e ricevere aggiornamenti.

Internet e adolescenza

L’adolescente inizia il suo processo di separazione e individuazione dal genitore e il mondo virtuale e le relazioni che in questo instaura diventano terreno suo e quindi non condiviso con i genitori. L’adolescente cerca se stesso, e i genitori, di contro, iniziano a preoccuparsi del suo distacco sì, ma anche e soprattutto di questa immersione quasi totale nel mondo virtuale.

Viene quindi naturale porsi delle domande.

Tuttavia, se ci mettiamo a demonizzare il mondo del web si fa come facevano i nonni, con frasi tipo “alla mia età…” o “ah questi giovani d’oggi non li capisco”, rischiando di allontanare ancora di più i ragazzi.

Il web è uno strumento di relazione e conoscenza: pensiamo ad esempio quanto è più facile oggi reperire informazioni proprio grazie al web e alla rete.

In quanto strumento, il web non è da demonizzare, ma bisogna capire qual è l’uso che se ne fa e dobbiamo tenere conto che i nativi digitali sono abituati più degli adulti a stare sempre connessi: oggi molte ragazze e molti ragazzi dimostrano di sapersi concentrare di più se ascoltano la musica nelle orecchie o se buttano un occhio alle loro chat mentre studiano, con buona pace dei loro genitori che all’inizio non ci credono.

Ci si deve preoccupare e si può sospettare una dipendenza da internet non per il tempo passato in rete, ma per le modalità di utilizzo della rete.

Quali sono le dipendenze da internet?

Premesso che parlare di dipendenza è fare una diagnosi, e che in adolescenza una diagnosi è sempre rischiosa perché abbiamo davanti una persona in divenire, possiamo dividere le condotte a rischio in 2 macro-categorie:

  • i sovraesposti sociali,
  • i ritirati sociali.

I sovraesposti sociali

Sono ragazzi che fanno dei veri e propri agiti virtuali, che si traducono nel sexiting e nel cyberbullismo.

La condotta del Sexiting consiste nell’esposizione in rete del proprio corpo o di parti di esso. Spesso corrisponde alla ricerca all’esterno di un sostegno per affrontare il compito della mentalizzazione del proprio corpo, erotico e generativo, che fa parte di una nuova identità.

Il Cyberbullismo riguarda invece atti di bullismo, minacce, prese in giro, persecuzioni attuate nel mondo virtuale.

I ritirati sociali

Infine vi è il fenomeno dei ritirati sociali e dell’Hikikomori. Si tratta di ragazzi che non escono più dalla loro stanza e vivono quasi esclusivamente una vita virtuale, poiché sono afflitti dal senso della vergogna e dal timore di poter fallire.

Al contrario di ciò che verrebbe comunemente da pensare, il web diventa l’ultimo tentativo di rimanere ancorati al mondo attraverso uno schermo che permette di guardare senza essere guardati.

 

Perché rivolgersi ad uno psicologo?

Può essere utile rivolgersi a uno psicologo per attivare una consulenza in caso di condotte anomale e/o che minacciano l’assolvimento dei compiti evolutivi.

Si attiva una consultazione con il ragazzo, quando questa è possibile, affinché egli possa trovare un luogo sicuro in cui provare a raccontarsi, con un adulto che diventa uno zio professionale, che non è un pari con le sue stesse esperienze e non è un genitore verso cui si può provare vergogna o senso di colpa.

In parallelo si lavora con i genitori per entrare nella cultura del nucleo famigliare, per dare un sostegno ai loro vissuti emotivi di genitori e per pensare insieme ai comportamenti più utili da adottare con il minore.

Cosa possono fare i genitori?

È importante che i genitori abbiano rispetto per il processo di separazione e individuazione che il ragazzo sta affrontando e che quindi tollerino che loro figlio o loro figlia non siano più quel bambino o quella bambina che raccontavano tutto a casa: ora sono diventati dei ragazzi che hanno le loro amicizie e i loro contatti, reali e virtuali, che non sempre vogliono condividere con i genitori.

Fondamentale, e non solo per il mondo del web, è mostrare un sincero interesse per il mondo del ragazzo: piuttosto che fare la classica domanda “Com’è andata oggi a scuola?” e ricevere come risposta un incomprensibile mugugno, può essere più efficace domandare: “mi fai ascoltare quella canzone che ascoltavi l’altro giorno? Mettiamo su una canzone che piace a te mentre viaggiamo in macchina? Mi spieghi perché quel cantante scrive testi del genere? Mi fai vedere quel video su Youtube?”

Questi sono solo alcuni esempi di canali attraverso cui si può entrare in contatto con i ragazzi che crescono.

E dato che non sono più bambini, ma non sono ancora adulti, un altro consiglio per i genitori è ricordarsi che i figli non hanno sempre voglia di aprirsi quando ne hanno voglia i grandi: può darsi che arriveranno a raccontare un aneddoto o a fare una domanda inaspettata mentre l’adulto è indaffarato. Ma proprio perché non sono ancora grandi, bisognerà fermarsi e ascoltarli, come quando erano bambini, perché quello è un momento prezioso, di costruzione di una relazione diversa: una relazione in crescita.

La mia intervista radiofonica

Ho parlato di adolescenza e web in un’intervista radiofonica lo scorso ottobre 2018.

 

Per approfondire

Bibliografia

  • M. Lancini “Adolescenti navigati. Come sostenere la crescita dei nativi digitali” Erikson 2015
  • G. Pietropolli Charmet “I nuovi adolescenti. Padri e madri di fronte a una sfida” Raffaello Cortina Editore, 2000
  • M. Prensky “Digital Natives, Digital Immigrants” 2001
  • S. Vegetti Finzi, A.M. Battistin “L’età incerta. I nuovi adolescenti” Oscar Saggi, 2017

 

Iscriviti alla Newsletter

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *