Depressione post-partum: cos’è e come affrontarla

Se proviamo a pensarci, è possibile rendersi conto che a livello di immaginario sociale esistano prevalentemente due scenari sulla maternità, opposti ed estremizzati: da una parte la mamma perfetta, efficiente, felice, appagata dal suo nuovo ruolo, organizzata, sintonizzata sul suo bambino, mai stanca, mai esteticamente provata. Dall’altra le esperienze estreme e tragiche in cui la patologia ha il suo esito peggiore, ad esempio quando una mamma arriva a fare del male al proprio bambino.

Quando si parla di maternità (ma forse non solo quando si parla di quello…) spesso non c’è spazio per le sfumature e le ambiguità di emozioni che caratterizzano questa esperienza, che è fatta di emozioni bellissime e molto positive, ma è altrettanto caratterizzata dalla fatica e dalle difficoltà di adattamento al nuovo ruolo. Diventare genitori non è un’impresa facile!

 

Disagi dopo il parto

Se si parla con le mamme nei giorni successivi al parto, è probabile ascoltare racconti di questo genere: “Nonostante abbia tanto sognato questo momento, ora non mi sento serena e felice. Non ho la forza di gestire tutto questo, mi sento impreparata. Mi guardo allo specchio e mi vedo stravolta. Vorrei emigrare in una terra lontana!”.

Com’è possibile che un sogno si trasformi in un incubo? E quanto dura questo tipo di vissuto?

Sperimentare un calo d’umore e una forte stanchezza è naturale durante il puerperio (che è quel periodo di circa 40 giorni dopo il parto).

Dobbiamo considerare che:

  • tutto è diverso da prima: si è in tre, le routines, i ritmi e le attività sono sconvolti, gli spazi riorganizzati;
  • si è in una fase di deprivazione da sonno e dopo aver sostenuto un’impresa impegnativa come il parto;
  • il corpo ha bisogno di ancora un po’ di tempo per riprendere le sembianze di prima della gravidanza (e non sempre si è informati su questo);
  • è frequente la condizione di solitudine: in particolare in Italia il mondo del lavoro non agevola la maternità poiché i papà tornano a lavorare pochi giorni dopo il lieto evento e le mamme si trovano a casa da sole col neonato.

 

Durante la gravidanza una madre, in maniera fisiologica cioè naturale e normale, entra in uno stato mentale di preoccupazione nei confronti del suo bambino che sta crescendo e di forte identificazione con lui. Con la nascita del bambino, la madre sviluppa una nuova organizzazione mentale definita “costellazione materna”, nella quale la mamma riorganizza la sua identità ponendo in primo piano il suo bambino e poi se stessa.

La comprensione di questa fase della vita di una donna è cruciale perché le difficoltà durante la gravidanza e dopo il parto hanno un impatto profondo sulla diade mamma-bambino e sullo sviluppo mentale e emotivo di quest’ultimo.

È bene distinguere tra stati transitori e non preoccupanti di calo dell’umore e situazioni che perdurano nel tempo causando notevoli difficoltà sia alla madre sia allo sviluppo dell’attaccamento madre-bambino.

Il baby blues (o maternity blues) si verifica solitamente dal 3° all’8° giorno dopo il parto, in corrispondenza al fisiologico calo ormonale.

Si manifesta con:

  • irritabilità
  • umore altalenante
  • facilità al pianto
  • ansia

Nel baby blues viene preservato il prendersi cura del neonato. La durata varia da alcune ore ad alcune settimane. è possibile osservare un miglioramento quasi immediato dello stato di tensione e malessere se alla mamma vengono forniti aiuti pratici e un sostegno emotivo da parte delle persone care che le stanno attorno. Si tratta pertanto di un fenomeno transitorio.

Se invece di migliorare la situazione peggiora, si può parlare di depressione post partum o perinatale, che è un problema sanitario importante che colpisce fra il 10 e il 20% delle madri ogni anno.

  • forte tristezza
  • crisi di pianto frequenti
  • sintomi psicosomatici (es. mal di testa)
  • problemi di memoria
  • sentirsi senza forze
  • perdita di interesse nella cura di sé e dell’ambiente
  • senso di inadeguatezza, autosvalutazione e colpa
  • irritabilità
  • difficoltà nel contatto fisico col neonato, senso di fastidio o ostilità verso il neonato, scarso interesse per lui
  • pensieri ricorrenti riguardo alla possibilità di fare del male al bambino

 

Come si legge sul sito del Ministero della salute: “Il disturbo da depressione post-partum interferisce con le abilità della donna nell’instaurare un interscambio di comportamenti ed emozioni col suo bambino. Il 67% delle madri depresse riferiscono infatti difficoltà di interazione e attaccamento. L’interscambio è stato riconosciuto come essenziale per un’efficace relazione madre-bambino, capace di prevenire le conseguenze a lungo termine sullo sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo del bambino”

E nonostante se ne parli molto poco, vi è da considerare che anche nei neo-papà può manifestarsi la depressione post partum o uno stato di baby-blues, che in genere si evidenzia con sintomi differenti da quelli della mamma e che vanno nella direzione dell’ipermaniacalità: ad esempio un aumento considerevole delle ore trascorse a lavoro, continue uscite con gli amici, l’inizio di nuove attività sportive o la ricerca di nuovi hobby.

Chi è predisposto alla depressione post partum

Sono più predisposti alla depressione post partum:

i soggetti che durante o dopo la gestazione sono sottoposti a forti stress (gravidanza inattesa, lutti, difficoltà economiche,…);
persone che hanno già sofferto di episodi depressivi o di depressione post partum o con familiarità per tali disturbi;
individui con bassa autostima;
soggetti con situazione familiare conflittuale o in crisi di coppia;
persone in situazione di isolamento sociale.

Cose da dire a una neo-mamma

  • Non pensare di essere l’unica al mondo a sperimentare sensazioni ed emozioni di questo tipo
  • Non sentirti una madre snaturata
  • Non vergognarti per come ti senti
  • Ricordati che non sei sola: chiedi aiuto sia a livello pratico (qualcuno che ti dia una mano nelle faccende domestiche e nell’accudimento del neonato) che emotivo (parla di come ti senti, sfogati)
  • Prenditi tempi e spazi per te, per riposare, per rilassarti, per svolgere attività gratificanti
  • Confida nell’apprendimento: se all’inizio anche fare il bagnetto al neonato sembra un’impresa, dopo poco tempo si impara!

Se hai bisogno di aiuto, chiedilo

  • Innanzitutto al partner. È importante coinvolgerlo e condividere gioie e dolori di questo momento speciale;
  • a amici e parenti;
  • alle persone che stanno attraversando la stessa fase di vita (ad es. andare a pesare il bimbo in Consultorio dà la possibilità, oltre che di confrontarsi con un operatore esperto rassicurante, di conoscere altre mamme e quindi condividere esperienze e normalizzare la propria situazione);
  • agli specialisti (in primis il medico di base, che può inviare a psicologi psicoterapeuti e/o psichiatri) se la situazione preoccupa e perdura.

Inoltre è bene informarsi su quali iniziative sono attive nella propria città!

 

Prendersi cura del bambino è in primis prendersi cura di sé, perché una persona sofferente non può accudire e nutrire a livello emotivo il proprio bimbo.

Allora è bene tenere a mente alcune cose fondamentali e non darle per scontate:

  • non è scontato amare da subito il proprio figlio
  • non è scontato sapere che fare quando il bambino piange
  • ci vuole tempo per conoscere il proprio figlio, quindi è normale nel primo periodo sentirsi inadeguate.
    Portare una vita dentro di sé, partorire, conoscersi reciprocamente, imparare a capirsi l’un l’altro sono tutte esperienze nuove ed intense e non c’è un manuale che dia una procedura per come affrontare tutto questo anche se in alcuni momenti lo si desidererebbe tanto.

Ma ben venga che sia così: perché ogni vita è unica, così come lo è ogni diade madre-bambino. È una storia da inventare e scrivere insieme. E qualche errore ci sarà di sicuro: ma è solo sbagliando che si può imparare.

 

Letture consigliate

  • Piacentini, Leveni, Morosini, MAMME TRISTI. VINCERE LA DEPRESSIONE POST-PARTO, Ed. Erickson
  • Milgrom, Ericksen, Leigh, Romeo, Loughlin, McCarthy, Saunders, DIVENTIAMO MAMMA E PAPÀ’. Manuale pratico: dalla gravidanza al primo anno di vita del bambino, Ed. Erickson
  • Ledley, IL MIO PRIMO ANNO DA MAMMA. Affrontarlo con tranquillità e aumentare il benessere, Ed. Erickson

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